Dissesto idrogeologico, maltempo e cambiamenti climatici: la situazione in Italia

“L’Italia è il Paese europeo a più alto rischio per le caratteristiche geologiche e morfologiche del proprio territorio e i mutamenti climatici hanno accentuato i fattori di rischio. Nessun Paese è chiamato ad affrontare, come il nostro, il tema della sicurezza idraulica e della difesa del suolo, con tali complessità e articolazioni delle situazioni territoriali.”

Questo è quanto dichiarato dal sottosegretario all’Ambiente con delega al dissesto idrogeologico, Roberto Morassut, durante il suo intervento al webinar con l’Associazione nazionale comuni italiani (ANCI), tenutosi nella mattinata del 30 ottobre 2020.

Il fenomeno del dissesto idreogeologico comprende tutti i processi di mutamento geomorfologici, alcuni di questi con un’azione estremamente lesiva del suolo, come valanghe, frane e alluvioni, conseguenti ad eventi atmosferici straordinari.

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Uno studio di Legambiente pubblicato lo scorso anno, evidenzia la relazione tra il dissesto idrogeologico in Italia, i cambiamenti climatici e gli interventi di trasformazione dell’ambiente naturale da parte dell’uomo, come la massiccia deforestazione, cementificazione e consumo del suolo.

Dissesto idrogeologico cause: perché le aree urbane sono le più a rischio

In tema di dissesto idrogeologico cause, le origini e l’evoluzione del fenomeno sono strettamente connesse alle tipologie di intervento umano sui territori.

Naturalmente, le problematiche legate al dissesto idrogeologico aumentano sensibilmente nelle zone maggiormente antropizzate: lo studio di Legambiente preso in esame, pone il focus sulle aree urbane, contrassegnate come quelle più a rischio, dove c’è una maggiore necessità di interventi di adattamento in un ottica di sostenibilità e salvaguardia dei territori.

Nel nostro pese, dal dopoguerra ad oggi, l’espansione delle aree urbanizzate è spesso avvenuta senza un’adeguata pianificazione territoriale, alterando sensibilmente la conformazione naturale delle aree interessate e mettendo a rischio una fetta sempre più spessa della popolazione.

Dissesto idrogeologico Italia: uno sguardo allo scenario nazionale

Dagli anni ’50 al 2017, in Italia le superfici edificate sono passate dal 2,7% al 7,65%, inoltre il flusso demografico delle aree rurali montane e collinari ha generato una mancata salvaguardia e conservazione del territorio.

Secondo quanto riportato dal rapporto ISPRA del 2018 sul dissesto idrogeologico in Italia, circa 7.275 comuni (91% del totale) sono a rischio per frane e/o alluvioni; le aree con criticità elevata o molto elevata superano i 4650 km quadrati, quasi quattro volte la superficie di Roma.

Il nostro paese presenta una situazione di notevole complessità ed eterogeneità della conformazione del suolo, che richiede un piano adeguato di assetto idrogeologico, in particolare per quanto riguarda le aree urbane, che presentano una percentuale di rischio più elevata.

 

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Figura: Numero di comuni e superficie delle aree a pericolosità da frana P3 e P4 e idraulica P2;
Fonte: Rapporto ISPRA, 287/2018

La necessità di politiche di adattamento ad un clima che cambia

L’analisi dello scenario attuale mette in evidenza la necessità di una pianificazione territoriale che preveda una serie di interventi strutturali e miri ad implementare sistemi di monitoraggio e allentamento su tutto il territorio nazionale.

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Figura: Schema delle misure strutturali e non strutturali per la mitigazione del rischio da frana;
Fonte: ISPRA

 

Come dichiarato da Legambiente, i piani dovrebbero servire a introdurre anche il tema dell’adattamento degli standard di progettazione, valutazione e gestione delle infrastrutture, che tengano in conto anche di temperature estreme, piogge intense o nevicate.

Oltre che essere applicati nelle aree di nuova urbanizzazione, gli interventi strutturali di adattamento dovrebbero riguardare sopratutto le strutture già edificate, con un focus sulla sicurezza idraulica.

L’obiettivo finale è quello di “adattare gli spazi urbani alla nuova situazione climatica, in modo da far filtrare l’acqua nei suoli, trattenerla in serbatoi con l’obiettivo di garantire la sicurezza nei momenti di massime precipitazioni e averla a disposizione nei momenti di siccità.

 

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